Nuove Correnti
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Editore Elena Narbone - Direttore responsabile Elettra Gullè - Redazione redazione@murenaletteraria.it

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Elettra Gullè Editoriale
a cura di
Elettra
Gullè
Francesco Catalano La recensione
a cura di
Francesco
Catalano
Elena Narbone Narrativa
per infanzia

a cura di
Elena
Narbone
Silvia Pillin L'Officina
dello scrittore

a cura di
Silvia
Pillin
Caterina Ugoli Eventi e
concorsi

a cura di
Caterina
Ugoli

EDITORIALE

A cura di Elettra Gullè elettragulle@yahoo.it

Dopo il successo del premio letterario ‘Racconti Criminali’, Murena Letteraria rilancia con un altro concorso incentrato però sulla donna. ‘Il femminile tra le righe’ è il titolo del premio, aperto a romanzi e racconti incentrati sul tema del gentil sesso. Dalle storie familiari ai romanzi di formazione, dalle storie d’amore ai romanzi erotici, passando dal genere mystery e noir in rosa: ogni forma di narrazione è ammessa al concorso. C’è tempo fino al prossimo 14 luglio per far pervenire le proprie opere (maggiori informazioni si possono trovare sul nostro sito), che verranno valutate da una giuria composta da noti scrittori – tra cui Paola Presciuttini, Gianluca Morozzi e Luisa Carnielli Ervas, - oltre che da giornalisti e personalità del mondo della cultura. E i primi cinque classificati saranno segnalati, ai fini di una pubblicazione, alle case editrici che partecipano al concorso: Fazi, Kowalski, Marcos y Marcos, Minimum Fax e Stranamore. Per quanto riguarda il secondo numero della nostra rivista online, poi, troverete la recensione dell’ultima fatica di Eliselle, la nota ‘giornalista della rete’, nonché nostra giurata al concorso, e l’intervista a Luisa Carnielli Ervas. Ex operaia, la Ervas ha scoperto la letteratura in età adulta, complice una gravidanza difficile che l’ha costretta a letto. Nasce così ‘La lotteria’ che, quasi per scommessa, viene inviata al Premio Calvino. A sorpresa, arriva prima a pari merito con Paola Mastrocola, ben nota nell’ambiente torinese. Ma se per quest’ultima si aprono subito le porte della pubblicazione, per Ervas le telefonate stentano ad arrivare. Per fortuna la Marcos y Marcos le dà fiducia, e ‘sforna’ il suo libro, così autentico e ricco di riflessioni che toccano nel profondo. Il volume, uscito lo scorso settembre, è stato subito un successo. E verrà presto presentato a Firenze, dove per la prima volta arriverà Luisa Carnielli Ervas. Nei prossimi mesi, Murena Letteraria organizzerà a Firenze e a Bologna una serata dibattito con tutti i giurati del concorso ‘Il femminile tra le righe’, con l’obiettivo di presentare il premio e parlare di narrativa e scrittori. Intanto, prima di augurare buona lettura ai nostri affezionati visitatori, lasciateci ringraziare tutti coloro – e sono stati tantissimi!, - che ci hanno scritto per chiederci consigli o semplicemente per farci partecipi di alcune riflessioni e di piccoli frammenti della loro vita. Continuate a farci pervenire le vostre email! Perché, ricordatevelo, quello che vogliamo creare è un legame, un senso d'appartenenza, un terreno comune tra chi condivide la stessa passione per i libri.

Buona lettura a tutti!

INTERVISTA A LUISA CARNIELLI ERVAS

«Non sono certamente l’unica persona che ha avuto un percorso atipico nel mondo della letteratura. E non ho preferito il lavoro in fabbrica allo studio. Sono cresciuta in una famiglia con problemi economici. La maggior parte delle ragazze che uscivano dalla scuola media venivano “spedite”, per pura necessità, dalle famiglie nei maglifici, che in quegli anni fiorivano nel nostro territorio». Così la scrittrice Luisa Carnielli Ervas che, con ‘La lotteria’, è arrivata prima a pari merito al Premio Calvino, parla della sua giovinezza.

Pentita o convinta della scelta fatta?
«Non ho scelto io cosa dovevo fare. Se fosse stato possibile, avrei voluto continuare a studiare, magari in una scuola d’arte. La necessità del momento ha scelto per me; la fabbrica è una scuola di vita. E lì ho imparato molto. Ho conosciuto la fatica, ho imparato a combattere per i miei diritti e sono venuta a contatto con l’amicizia vera, quella con le compagne di lavoro. Forse tutto ciò mi ha aiutata a voler cambiare qualcosa nella mia vita, a guardare in altre direzioni».

Come ha scoperto la sua “vocazione” alla scrittura?
«I libri, molto semplicemente, sono stati una presenza costante nella mia infanzia (non avevamo la televisione!). C’era una vecchia zia che ci leggeva libri, tutti giorni. Dovevamo immaginare la storia, anzi vedevamo scorrere la storia mentre veniva raccontata. Il bisogno di inventare credo sia esploso per necessità o per legittima difesa. Durante le otto ore di fabbrica, per ingannare la fatica e il tempo, inventavo storie. Fantasticavo. Visitavo luoghi lontani e inventavo un’umanità come l’avrei voluta io. Dopo 17 anni di lavoro, lasciata la fabbrica, sento che quel tempo è finito, che devo andare oltre. Il mio ‘oltre’ è Margherita, la mia prima  figlia. Per lei invento fiabe, per la gioia del suo sorriso. Ma il primo romanzo arriva con la seconda gravidanza. Gaia, per la paura di perderla, mi costringe a riposo nove mesi. Dovevo esorcizzare le mie ansie... Così le canalizzo in una storia che parla di imbrogli e balene: ‘La Lotteria’. Una storia condivisa con i fratelli e la mia famiglia,  una storia che cresce di giorno in giorno insieme alla pancia, senza seguire uno schema, senza sapere cosa accadrà. Andrà tutto bene: Gaia ha il più bel sorriso che si possa immaginare e ‘La Lotteria’, spedita quasi per gioco, vince un premio importante come il Calvino».

E qual è tra i giudizi lusinghieri ricevuti col primo romanzo “La Lotteria” quello che l’ha colpita di più?
«Una delle prime recensioni. L’ho letta sul ‘Corriere della Sera’. Proprio perché era una della prime mi ha emozionato e non potevo credere che il critico, il signor Ermanno Paccagnini, stesse parlando proprio del mio libro. Ricordo che me la sono fatta leggere e rileggere più volte da mia figlia».

Certo che poi lei si è subito scontrata con l’industria editoriale.. Come se l’immaginava questo mondo?
«Dopo il Premio Calvino ho aspettato sei anni prima di incontrare il mondo dell’editoria. Non immaginavo. Aspettavo, perché credevo che vincere un premio Calvino avesse un qualche valore letterario e credevo che le case editrici  fossero attente a questo tipo di premi. Diciamo che sono un poco distratte, del resto è un’attività molto impegnativa e complessa. Poi sono arrivata alla  Marcosymarcos di Milano. Posso dire che mi hanno aiutato e insegnato molte cose durante la correzione del primo romanzo. E mi hanno accompagnata quasi per mano nelle prime presentazioni. Non è stato facile per me, persona molto riservata, entrare in questa dimensione, mettersi in gioco. Quest’esperienza mi ha permesso di aprire nuove porte e di far entrare più luce nella mia vita».

In ‘Commesse di Treviso’ scrive a quattro mani col fratello. Com’è nata l’idea e come si è svolto il vostro lavoro?
«E’ successo nel Natale del 2004, mentre era in corso la correzione de ‘La Lotteria’. Io e mio fratello avevamo del materiale già scritto assieme negli anni di attesa della pubblicazione. Durante una bella passeggiata a Treviso, discutevamo sull’allungamento dell’orario di apertura dei negozi e il nostro commento è stato: ‘Povere commesse, per fortuna che non le ammazzano!’ Di lì è scaturita l’idea. Poi c’era un dibattito nel territorio trevigiano per una mega discarica di amianto. Trovare il filo che unisce il luccichio delle vetrine alla discarica non è stato difficile, così abbiamo costruito insieme questo romanzo un po’ bizzarro ma piacevole».

Quali consigli darebbe ad un giovane che vuole accostarsi al mondo dell’editoria?
«Non fermarsi di fronte alle porte chiuse e ai rifiuti. Alle volte sono motivati, perché non basta pensare di aver scritto una bella storia perché questo lo sia davvero. Ma se si ama la scrittura, se si ha fiducia nel proprio talento, se attraverso la propria scrittura si riesce a rappresentare un piccolo segmento del flusso della vita, in cui gli altri si riconoscono, allora bisogna insistere. Oltretutto scrivere produce effetti collaterali molto positivi e costa meno di un terapeuta…».

Lei farà parte della giuria del premio letterario “il femminile tra le righe”. Come vede la presenza femminile nella letteratura di oggi?
«Ampia in ogni settore narrativo. Il panorama letterario è ricco di scrittrici importanti. Dimostra che le donne sanno e possono scrivere su tutto: gialli, amore, sesso, avventure, memorie. Certo, personalmente, leggo autori e autrici che mostrino un aspetto inatteso, un punto di vista originale. L’estro, la non banalità delle storie, la profondità del narrato, sono caratteristiche degli scrittori intelligenti. Che non hanno sesso».

Buona lettura a tutti!!