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Editore Elena Narbone - Direttore responsabile Elettra Gullè - Redazione redazione@murenaletteraria.it
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LA FIABA DEI TRE PORCELLINI
A cura di Elena Narbone concorso@murenaletteraria.it
La questione del valore morale delle fiabe non è certo nuova. Una vasta produzione saggistica testimonia l'impegno di
insigni studiosi nel mettere in luce le valenze pedagogiche di quella che troppo sbrigativamente e riduttivamente è
etichettata come “letteratura per l'infanzia”.
Che cos'è un bambino se non un uomo in nuce che deve imparare a destreggiarsi nella selva selvaggia del vita? Cosa meglio
di una fiaba, col suo carattere affabulatorio e immaginifico, può attirarne l'attenzione, stimolandone la fantasia e la
curiosità?
Peculiarità della fiaba è innanzitutto l'atemporalità; ponendosi al di fuori delle usuali coordinate
spazio-temporali, assume un carattere di universalità e di archetipicità tali da incarnare agli occhi del bambino
il mondo in tutte le sue contraddittorie tendenze. Nei personaggi e nelle situazioni tipicamente fiabesche trovano una traduzione
le paure e le contraddizioni tipiche dell'infanzia. Al tempo stesso, l'aspetto mitico–archetipico delle fiaba trasmette
un complesso di valori che saremmo tentati di definire universali. Dunque è offerta al lettore una risoluzione
delle inquietudini, delle paure consciamente e inconsciamente epifanizzate dalla fiaba stessa; sotto il tenue velo magico è
indicata la strada che porta a tale risoluzione.
E' interessante sottoporre a questo tipo di lettura le fiabe che tutti conosciamo. Si prenda una delle più celebri,
quella dei tre porcellini. Evidente la matrice: nientemeno che il mito di Ercole, ossia la problematica, inevitabile scelta tra
il piacere e il dovere.
L'opzione edonistica dei due porcellini più giovani (perché sprecare tempo a costruire un'abitazione solida se
paglia e legno possono bastare a ripararsi? La vita è fatta per divertirsi...) porta all'inevitabile conseguenza (il lupo,
la minaccia che su tutti aleggia, avrà facilmente ragione di queste deboli difese). Al di là del contenuto
moralistico di per sé abbastanza evidente, due sono le chiavi di lettura plausibili: da un lato è simboleggiato
il cammino dell'uomo nella storia, dall'altro l'evolversi di una personalità dominata dall'Es a una influenzata dal
Super-io ma controllata dall'Io. Solo il porcellino più anziano, con la sua adesione all'etica del dovere e con la sua
solida casa di mattoni riuscirà a porre solidi argini all'irruzione di quelle forze distruttive che il lupo rappresenta.
Giova a questo punto un confronto con l'aperto moralismo della favola esopiana delle cicala e della formica. Qui la punizione
colpisce esplicitamente chi non ha voluto adattarsi all'etica del dovere; non ci sono significati reconditi, nulla è
lasciato all'immaginazione del lettore, chiamato ad accettare senza riserve il dogma morale.
Anche nella fiaba i porcellini più giovani fanno una brutta fine, ma non si intende rappresentare la giusta punizione
di chi non ha voluto impegnarsi; il polo negativo è in questo caso incarnato dalla figura del lupo, la cui fraudolenza
e ingordigia è una proiezione degli istinti di possesso insiti nel bambino stesso. In questa fiaba pertanto il piccolo
lettore vedrà soddisfatto il suo senso di giustizia (viene punito chi ha inteso compiere un atto di prevaricazione),
esorcizzando nella figura del lupo le proprie contraddizioni; al contempo, desumerà (sia pure a livello subconscio)dalla
vicenda dei tre porcellini (intesa come rappresentazione degli stadi successivi dell'evoluzione dell'uomo) la necessità
di emancipazione da forme primitive di vita, pena la perdita della medesima. L'assimilazione del contenuto morale non
avverrà per induzione, come nel caso della favola di Esopo, bensì stimolando lo spirito critico del bambino e
favorendone la maturazione.
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