| |
Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 50516 del 06/09/06
Editore Elena Narbone - Direttore responsabile Elettra Gullè - Redazione redazione@murenaletteraria.it
ARCHIVIO NUMERI PASSATI: NUMERO 0
LA NOSTRA RECENSIONE
A PERDIFIATO Mauro Covacich
A cura di Francesco Catalano francesco77@pcneworld.com
Titolo: A perdifiato
Autore: Mauro Covacich
Editore: Einaudi
Pagine: 340
Prezzo: 11,50 euro
Uscita:: 2005 - edizione originale Mondadori 2003 -
Dario Rensich è arrivato sesto alla maratona di New York . Questo l’unico risultato rilevante nella carriera
agonistica dello sportivo ormai ultratrentenne , ma quanto basta per ottenere l’attenzione degli sponsor e un ben
remunerato ingaggio: allenare un gruppo di promettenti mezzofondiste ungheresi in vista di una gara che si terrà
proprio a Trieste, la città del nostro maratoneta.
Dario ha una bella moglie, l’ex sciatrice Maura; proprio quando il tormentato iter per l’adozione di Fiona,
una bambina haitiana, sembra essere giunto alle battute finali, ecco che lui deve partire per Szedeg la cittadina in riva
al Tibisco dove, sullo sfondo del fiume avvelenato dal cianuro, si svolgeranno gli allenamenti della squadra magiara. Tra
le sette determinate diciottenni, spicca l’enigmatica, magnetica Agota...
La scansione all’insegna dei ferrei ritmi dell’allenamento alla corsa agonistica segna efficacemente
l’andamento di quello che si caratterizza come un romanzo sul fuggire . Con il suo carico di inquietudine, di forza e
ambiguità A perdifiato trascina inesorabilmente il lettore, attraverso il concatenarsi di vicende in cui nulla si
rivela essere come appare, verso il precipizio conclusivo, in cui l’appassionante scena della maratona finale funge
da amaramente ironica epigrafe di una storia in cui giusto e sbagliato, tragico e comico, vittime e carnefici risultano
irrimediabilmente, consustanzialmente inscindibili. Una straniante, insostenibile leggerezza del dettato traduce
impeccabilmente il dolente, scanzonato cinismo che emerge dalla lettura di questo libro, evitando peraltro la minima
oscillazione verso un declamatorio moralismo; la sostanziale sfiducia nella volontà umana, la messa in discussione
dei valori riconosciuti investe la forma stessa del romanzo tradizionale fino a sfociare in un finale davvero spiazzante.
Agilità dello stile, una buona dose di dissacrante ironia e soprattutto una trama avvincente sono gli ingredienti di
questo romanzo pienamente postmoderno, sconsigliato agli animi troppo sensibili.
|
|