Nuove Correnti
Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Firenze con il n. 50516 del 06/09/06
Editore Elena Narbone - Direttore responsabile Elettra Gullè - Redazione redazione@murenaletteraria.it

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Elettra Gullè Editoriale
a cura di
Elettra
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Francesco Catalano La recensione
a cura di
Francesco
Catalano
Elena Narbone Narrativa
per infanzia

a cura di
Elena
Narbone
Silvia Pillin L'Officina
dello scrittore

a cura di
Silvia
Pillin
Caterina Ugoli Eventi e
concorsi

a cura di
Caterina
Ugoli

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PERCHE’ I CONCORSI?

A cura di Alessandro Tommasi

Perché concorsi? Perché premi letterari? Perché pubblicazioni su riviste? Forse questo non è il modo più canonico per iniziare un articolo, credo però che riprenda appieno alcune delle domande che si pongono i giovani narratori. Qual è il beneficio che possiamo trarre da un piccolo concorso o da un premio letterario? Prestigio, certo. Ma se non si tratta dello Strega o del Campiello che partecipo a fare? In realtà prendere parte ad una kermesse, anche se piccola, può servire più di quanto non si pensi, e non solo perché offre la possibilità di ottenere un riconoscimento. Una delle differenze più marcate tra chi scrive per sé e chi invece vuole raccontare storie (ricordiamo che il racconto prevede per definizione la presenza di un uditore), risiede proprio nella volontà di uscire allo scoperto e di mettersi in gioco. E partecipare a un concorso è soprattutto questo. E’ confrontare il proprio lavoro con quello di altri simili a noi; con chi come noi vive anche per la scrittura. E’ capire dove ancora possiamo migliorare, è scoprire che esiste qualcuno con uno stile più raffinato del nostro o con idee più originali. Ma mettersi in gioco vuol dire anche ricevere una moltitudine di spunti e di stimoli per migliorare. In questi giorni si è fatto un gran parlare di Truman Capote. Philippe Seymour Hoffman ci ha restituito un ritratto davvero toccante dell’eclettico scrittore americano. Chi vuol davvero scrivere, o provare a fare delle parole il proprio mestiere, deve prendere spunto da esperienze come quella di Capote. O di Calvino. Entrambi hanno cominciato a far circolare i loro scritti, magari ancora immaturi, inviandoli a riviste più o meno importanti, e partecipando a concorsi più o meno prestigiosi. E’ ora di sfatare il mito del capolavoro chiuso nel famoso cassetto dei sogni. Finché resta al chiuso in una stanza un testo non solo non verrà mai pubblicato, ma non verrà nemmeno migliorato. Perché è soprattutto grazie al confronto e al giudizio degli altri che un testo buono diventa un testo perfetto. Cominciamo a dimenticare la magia di parole come “ispirazione” e “talento”. Certo che sono elementi importanti per chi vuol scrivere. Ma non sono del tutto innati. Proviamo a sostituirli con l’osservazione costante, con la pratica quotidiana della scrittura e soprattutto col coraggio di misurarsi con gli altri. Quel cassetto va aperto. E i lavori che teniamo là dentro vanno fatti uscire e circolare. Magari il giudizio degli altri potrà deluderci, ma sarà il punto dal quale ripartire per affinare la nostra scrittura. E se Cechov riscriveva fino a quaranta volte lo stesso racconto, perché noi dovremo scoraggiarci?